Abbiamo sentito tutti parlare della cartolarizzazione degli immobili pubblici, che il governo ha deciso con decreto del settembre 2001 ed il parlamento ha pedissequamente approvato con legge del novembre dello stesso anno.
E’ necessario spiegare alle gente quello che sta succedendo, perché in realtà non si tratta di un operazione finanziaria qualunque ma di qualche cosa di molto importante che riguarda tutti e soprattutto i lavoratori da molto vicino. Come funziona la cartolarizzazione?
Immaginate di aver bisogno di soldi (non dovete fare un grande sforzo per questo), e che non sapendo dove prenderli avete deciso di impegnarvi casa.
Invece di dare in garanzia ad una banca la casa per avere il prestito preferite venderla, però si sa che occorre del tempo per trovare l’acquirente giusto, fargli trovare i soldi, (in banca ci mandate lui), andare dal notaio eccetera, eccetera.
Così, pensate che potreste emettere delle cambiali garantite dalla casa, a uno o due anni giusto il tempo di vendere il vostro immobile con calma e ripianare il debito. Insomma, spostate il problema di qualche tempo e nel frattempo rendete liquido immediatamente il vostro patrimonio.
Il diritto portato da una cambiale si chiama appunto, diritto cartolare e per questa ragione l’emissione di titoli garantiti da beni si chiama cartolarizzazione dei beni stessi.
Queste cambiali sono in pratica del denaro, come sanno tutti quelli che hanno avuto a che fare in qualche modo con il commercio. Cambiali con garanzia ipotecaria vengono scontate, a tassi poco usurai da qualsiasi banca, e così il vostro creditore li accetterà in pagamento senza fare troppe difficoltà.
Per quanto riguarda lo Stato le cose stanno più o meno così, con qualche complicazione dovuta al fatto che per decidere la vendita degli immobili e le operazioni finanziarie relative, compresa la cartolarizzazione, sono necessarie delle procedure che garantiscano i cittadini da imbrogli in loro danno.
E vediamo che cosa è successo.
Dovete sapere che gli Enti previdenziali hanno a suo tempo acquistato, con i soldi versati dai lavoratori, una serie di immobili il cui reddito e patrimonio era posto a garanzia del pagamento delle pensioni.
Con la legge 410 del 23 novembre 2001, che ha convertito in legge il D.L. 351 del 25 settembre 2001, il Governo Berluscon i ha deciso di rendere liquidi questi immobili.
In altri termini se n’è appropriato e li ha trasformati in soldi, sotto forma di titoli di debito che sono stati immessi sul mercato. Saltando a piè pari tutte le leggi che disciplinavano la vendita degli immobili pubblici, il nostro beneamato governo Berlusconi ha affidato una serie di immobili di proprietà degli enti previdenziali, del valore catastale pari alla bazzecola di 1.503 milioni di euro (all’incirca tremila miliardi delle vecchie lirette) all’agenzia per il demanio autorizzandola a trasferire questi immobili con proprio decreto ad una società di cartolarizzazione all’uopo costituita guarda caso una settimana prima dell’emissione del decreto legge del governo.
La società che ha avuto questo bel regalo dallo Stato si chiama SCIP s.r.l., acronimo di Società per la Cartolarizzazione degli Immobili Pubblici.
Si tratta, infatti, di uno scippo vero e proprio.
La SCIP è una s.r.l. con 10.000 euro di capitale sociale, di quelle che si fanno dalla sera alla mattina dal notaio.
E chi sono i soci di questa bella società?
Lo Stato, direte voi, sembra ovvio.
E invece no.
Perché questa società è stata costituita da altre due società.
Di proprietà dello Stato almeno queste?
Ma fatemi il piacere, anche queste due società sono state costituite e sono di proprietà di un’altra società.
Uffa, e questa società?
Non si sa.
Punto.
Come non si sa?
Eh, non si sa.
La cosa che siamo riusciti a sapere è che tutte queste società non stanno in Italia ma in Olanda, tra i tulipani e le belle di giorno, i canali e le dighe, pattini sul ghiaccio e dita gonfie per salvare il paese dall’alluvione.
Ah, ma queste sono le favole.
La realtà è un’altra.
L’amministratore della SCIP è inglese, il sig. Burrows Gordon Edwin Charles, che è anche amministratore o sindaco (che significa controllore), di una ventina di società in Italia, tra cui alcune di nota fama, come ad esempio Kataweb, Piaggio, Beenz.com ed altre.
È pure Amministratore della Inail società di cartolarizzazione, sindaco della Società per la cartolarizzazione dei crediti e dei Proventi Pubblici S.C.C.P.P. r.l., nonché amministratore unico della Sovigest Società di valorizzazioni immobiliari e gestioni S.p.A.
A questo punto, però, ci viene un dubbio.
Non si può essere gestori e controllori allo stesso tempo, anche se di società diverse.
Gli immobili costruiti con i soldi dei lavoratori, e messi lì a garantire le pensioni, sono stati trasformati in soldi con una legge che autorizza il Ministero ad impadronirsi di cose non sue e trasferirle a società che non hanno capitale, non hanno collegio sindacale, e quindi controllori, e che non si sa a chi appartengano, nascoste come sono dalle nebbie del nord atlantico.
I controllori e gestori delle vendite in questione sono una serie di società, tra le quali appare una di notevole importanza appartenuta fino a pochi mesi fa all’attuale Presidente del Consiglio.
I controllori dei controllori sono inquisiti negli Usa per la disinvoltura con cui hanno effettuato il loro lavoro consentendo ad amministratori infedeli di truffare milioni di piccoli azionisti.
Le procedure adottate nell’operazione di cartolarizzazione escludono ogni garanzia di trasparenza e di controllo pubblico sulle vendite e sulle valutazioni degli immobili.
Ci si deve fidare di questi signori, insomma, che oltretutto non sono nemmeno italiani.
Il tutto in una situazione in cui al conflitto di interesse si aggiungono altri conflitti di interesse dei soggetti implicati nella vicenda.
Gli immobili vengono trasformati in titoli che, con l’aria che tira in borsa per i fondi e le obbligazioni, mettono in grave rischio le pensioni dei lavoratori che invece degli immobili si ritrovano tanti pezzi di carta.
Gli utili della società SCIP non si sa dove finiscano, poiché è del tutto ignota la proprietà di queste società di cartolarizzazione. Bisogna fidarsi, certo, lo fa per noi.
Voi vi fidate?
Quella del conflitto di interessi è una strana vicenda, che rischia di diventare noiosa.
Sarebbe ora di metterci mano davvero e smetterla di pigolare come fa la sinistra italiana da tanti anni.
Se non hanno fatto una legge quando erano al governo la colpa è loro, mica possono pretendere che Berlusconi smetta di fare i suoi affarucci adesso che ha pure il potere in mano e può fare quello che gli pare.
Ora, i lavoratori italiani si fidano certamente di Berlusconi.
Soprattutto gli vogliono un gran bene e sono sensibili alle esigenze delle sue aziende così come alla sua rispettabilità.
E con questa storia della cartolarizzazione si pone l’occasione di risolvere il conflitto di interessi e allo stesso tempo di garantire a tutti i lavoratori che le pensioni saranno pagate davvero da qualcuno, e non con i pezzi di carta.
Con questa brillante operazione finanziaria, il governo Berlusconi ha cartolarizzato i lavoratori italiani.
E per toglierlo dall’imbarazzo del conflitto di interessi e tutelare sé stessi, i lavoratori italiani cartolarizzeranno Berlusconi.
Come? Beh il conflitto di interessi consiste nel fatto che Berlusconi è proprietario di numerose aziende e che rischia ad ogni atto del governo di fare gli interessi dell’una piuttosto che dell’altra.
Pensate che fatica che deve fare, poverino, ogni volta che viene approvata una legge, un decreto, un regolamento avente contenuto economico, a dover pensare se non confligge con qualche sua aziendina sparsa per lo stivale.
Per toglierlo da questo faticosissimo imbarazzo abbiamo pensato di cartolarizzare anche lui, o meglio le sue aziende.
In questo modo i lavoratori italiani possono ottenere tre risultati importantissimi.
Il primo è che si risolve finalmente il conflitto di interessi e non se ne parla più. Fosse la volta buona che Fassino D’Alema e Rutelli si decidessero a stare zitti.
Il secondo è che cartolarizzando le aziende di Berlusconi ci si garantisce il pagamento delle pensioni, già garantite dagli immobili degli enti previdenziali che ora non ci sono più.
Certo i lavoratori italiani si fidano del loro amato Presidente e dei geni della finanza che lo circondano.
Ma la fiducia deve essere reciproca e così come potrebbe l’amato Presidente non fidarsi dei lavoratori italiani se questi gli prendono in carico le sue aziendine?
Il terzo è che con questo gesto d’amore nei suoi confronti i lavoratori italiani lo tolgono dall’imbarazzo, dalla fatica di dover fare tutto, dalla complicazione degli intrecci tra azioni delle società e leggi dello Stato. Non sarebbe un bel gesto per il nostro amato Presidente?
Qualche benpensante dirà che l’operazione non si può fare perché le aziende di Berlusconi sono appunto sue e non dei lavoratori italiani.
E perché gli immobili degli enti previdenziali non erano dei lavoratori?
E che questi hanno affidato i loro soldi così per gioco, hanno lavorato per finta, si sono sacrificati per gli amici del Presidente?
Eh no, finché si gioca è una cosa, ma qui ci stanno di mezzo le pensioni e decenni di lavoro. Il passato, il presente ed il futuro di milioni di lavoratori e delle loro famiglie.
E questo e' tutto ..... non e' poco! torna all'indice
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