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15/05/2002 - GIULIETTO CHIESA - Intervento alla Camera del Lavoro di Milano sul tema:
PERCHE' MEGACHIP
“Saro franco! Io ritengo che sia giunto il momento di dare battaglia!
In questi anni, grazie anche alla illuminata conduzione della sinistra italiana, noi ci siamo comportati come dei polipi che rotolano contro l’Empire State Building; credo che ... siamo in tanti, io ho la sensazione comunque che tutto quello che sta accadendo ci sta aiutando a creare una sensibilità nuova; dobbiamo fare ancora un sacco di strada perché la mia idea e’ questa:
Voi e io, anche se sono piu vecchio di Voi, noi tutti, qui, siamo figli di una grande democrazia, di una grande democrazia che e’ quella che ci e’ stata data da una Costituzione democratica.
.... Non c’e niente di rituale in quello che dico, perché e proprio cosi’ che sono andate le cose..!“
Se noi siamo qui noi, molti di mezza età e anche di più e' perchè noi abbiamo vissuto tutti dentro un sistema democratico pluralista, nonostante tutte le lotte furibonde ed i pericoli di uscita dal terreno democratico ... Il nostro paese ne ha viste tante ma, nella sostanza, noi siamo qui perche’ ha resistito un tessuto, una grande potente articolata societa’ civile! …. fino a quindici anni fa!
“Quindici, diciotto anni fa, e’ accaduta in Italia una cosa che altrove era già accaduta; noi avremmo dovuto studiarla, la sinistra avrebbe dovuto capirla, ma per la nostra debolezza, per la debolezza della sinistra, della cultura del movimento operaio non siamo stati neanche capaci di afferrarlo.
L' ho ricordato l’altra volta che sono venuto qui: c’e un libro, uscito recentemente in Italia, un libro che e' stato scritto sedici anni fa ed e’ la descrizione di quello che era sedici anni fa la televisione per duecento milioni di americani.
E, se lo leggete oggi, scoprite che quel libro e’ la descrizione esatta di quello che sta accadendo oggi in Italia.
Questo non abbiamo capito: non abbiamo capito che i moderni sistemi di comunicazione di massa e in particolare la televisione avrebbero completamente cambiato la politica!”
“ Noi abbiamo continuato (e quando dico “noi” dico naturalmente tutto l’esthablishment intellettuale, la sinistra che un tempo aveva l’egemonia culturale, ci siamo cullati nell’idea che l’uomo gutemberghiano,”l’uomo che legge”, avrebbe continuato a dominare - per vitam aeternam - la cultura, la politica.
Non e’ cosi, non e' più cosi!
Noi siamo la terza generazione dell’homo videns,” l’uomo che vede” e la sintassi dell’uomo che vede non e' la sintassi dell’uomo che legge.
E noi improvvisamente ci siamo trovati di fronte ad una situazione in cui milioni di uomini di questo paese, uomini e donne, bambini sono analfabeti, perchè non conoscono questa sintassi.”
“ Noi non sappiamo leggere questo linguaggio eppure e' un linguaggio che ci permea e ormai e' il linguaggio attraverso il quale passa tutta la politica.
La societa’ civile e' stata oscurata .... (non voglio parlar male di qualcheduno, qui c’è un grande conduttore della televisione italiana, ma Bruno Vespa e' diventato il simbolo della nostra politica: li accade tutto, li dentro, tutto! “
“E gli uomini della sinistra sono stati costretti, in questi anni, (costretti o ci sono andati volontariamente ....) a passare sotto le forche caudine di questo figuro, ma non vorrei trarre in inganno né sulla faccenda dell’informazione, né su quella di Berlusconi perché PRIMO: io ritengo che se anche Berlusconi non ci fosse (avanti, facciamo un bel sogno) .... se anche Berlusconi non ci fosse, il problema esisterebbe ugualmente. Identico!
Guardate, con Berlusconi siamo di fronte ad una palese esagerazione e se non ci fosse Berlusconi, se ci fosse D’Alema pensate che le cose sarebbero diverse?”
..”E adesso che cosa si fa: io faccio subito una prima proposta di lotta, di battaglia: i consiglieri della Sinistra nel Consiglio di Amministrazione si devono dimettere subito! “ “Dicono che devo difendere .... difendere che cosa? In una situazione in cui non si possono più difendere!”
“Ma allora, l’informazione e' solo un piccolo aspetto di questo problema.
Noi, tutti noi, analfabeti della nuova sintassi della televisione! (forse alcuni di noi sono vaccinati, ma un pochino, un pochino, non tanto) .... perché e' complicato e come si impara a leggere e a scrivere bisogna imparare tutto!
Milioni di persone non hanno il minimo strumento per difendersi ma e' questione di contenuti, e' questione di capirlo il linguaggio!
E’ questione di capire che passa un’inquadratura in televisione”.
“..Quanti di noi riescono a capire che quello che passa nella televisione non e' quello che noi ascoltiamo?
E' che vediamo molto di più di quello che crediamo di vedere!
Milioni di persone sono totalmente indifese; i bambini soprattutto non sono in grado di distinguere niente: il sangue vivo dal pomodoro, un inserto pubblicitario , uno spot da una trasmissione seria, la notizia dall’entertainement, dal divertimento.
Ecco: noi tutti non abbiamo capito che i messaggi culturali non passavano attraverso i telegiornali e quindi occuparsi di par condicio non aveva nessun senso: tanti minuti a te e tanti minuti a me!
Il vero messaggio culturale! che ha finito per abbassare il livello culturale del nostro Paese, non solo quello informativo, la cultura, la politica, la morale di questo Paese e' andato a picco in questi quindici anni e noi non abbiamo capito!
Ci hanno portato via la società civile e noi non ci siamo difesi !
Ecco perché io dico che ora noi dobbiamo cominciare a difenderci, non sui telegiornali soltanto, non sulle trasmissioni informative ma sull’intero palinsesto televisivo!
E non soltanto sul palinsesto della televisione di Stato, ma sui palinsesti di tutti i canali! Pubblici e privati, dei quali Berlusconi ritiene di essere proprietario ! “
“Io non la voglio fare troppo lunga pero’ faccio una proposta: io dico che noi dobbiamo avviare una cosa difficile che non abbiamo ed e' la costruzione di un movimento politico e di una battaglia politica sulla comunicazione democratica.
Dico che “non ce l’abbiamo” perché mi ricollego a quello che dicevo prima, che ci e' mancata la cultura, adesso ce la stiamo facendo e dobbiamo fare anche in fretta.
Ma ci e mancata l’organizzazione!
Noi siamo stati privati gradualmente della società civile, dei partiti, delle organizzazioni sindacali, di tutti i luoghi dove si e’ fatto politica, dove si e imparata la Democrazia …
Tutto questo e' sparito dentro il gorgo di quello schermo televisivo (la carta stampata conta ormai pochissimo perché e' orami la copia della televisione) ....”
...”Noi tutto quello allora non ce l'abbiamo più e ci troviamo in una situazione ...
Dico subito: l’illusione di spegnere la televisione e' una pura illusione e come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia.
Noi possiamo anche chiudere la televisione, spegnerla, ma milioni di persone che non sono qui e alle quali noi non riusciamo a parlare, che non hanno gli strumenti tecnici per farlo non la spegneranno mai!
.... e allora noi dobbiamo fare uno sforzo di inventiva e di lotta politica e di organizzazione ...!
....Cercando di andare a parlare a quelli che stanno dall’altra parte del crinale.
Ai milioni che vedono Stranamore, la D'Eusanio, Cocuzza, Vespa, tutta questa gente, bisogna sottoporre questo tipo di personale informativo ad una pressione politica, forte, multilaterale dovunque nel Paese, non un girotondo che non basta, che non serve a niente! “
”.Lo dico agli amici che hanno fatto la lotta di Genova: a Genova, la lotta che e' stata perduta, insieme a tante battaglie; e' stata la lotta della comunicazione: il G8 era stato preparato in anticipo, da mesi, con un martellante battage pubblicitario che doveva sfociare nelle vetrine rotte: noi lo abbiamo lasciato passare!
Noi !
Era una trappola, era una trappola, ce la hanno preparata in anticipo: noi non dobbiamo più cadere in queste trappole!.
Dobbiamo organizzarci, dobbiamo studiare, dobbiamo moltiplicare ....
Io ho lanciato un’idea, adesso non voglio fare la reclame di questa idea, non mi interessa, un’idea, la abbiamo chiamata Megachip, la chiameremo in un altro modo ... e che ha come sottotitolo questo: il titolo e': “Per una democrazia della comunicazione” non democrazia dell’informazione, democrazia della comunicazione cioè tutto il palinsesto, di tutte le televisioni primo e secondo l’idea e' questa: che "mille gocce diventino un fiume” perché noi non possiamo più competere con la vecchia idea dell' informazione indipendente, della controinformazione, della piccola propaganda, che e' importantissima .... guardate io non la voglio minimamente sottovalutare.
So che molti di voi la praticano.
Ho girato l’Italia e ho trovato in tutta l’Italia, dal sud al nord giovani e meno giovani che si stanno occupando di informazione, disperatamente con i mezzi che hanno, cercano di fare qualche cosa, ma questo “qualche cosa” rimane sempre al di qua della palizzata, rimane tra di noi …
Noi dobbiamo andare oltre!”
“Per andare oltre non possiamo limitarci solo alla rete, solo a internet, solo a piccoli episodici momenti scollegati: dobbiamo organizzarci per collegare, per far diventare cento gocce un fiume!
Perché c’è già questo fiume ma e' soltanto sparso in mille rivoli che non possiamo utilizzare e con questo organizzare non solo la contestazione dei contenuti ma la contestazione stessa della organizzazione della comunicazione in Italia.
E ciò significa organizzarci e cominciare a fare la lotta politica fuori dalle nostre case, non solo davanti ai televisori, con la nostra attività critica ed intellettuale, ma fuori!
Attraverso manifestazioni, organizzazione, contestazioni .... e lo potremo fare, saremo forti! ...
.... Se non saremo un gruppo di Milano, un gruppo di Torino, che da solo fa qualche cosa in un quartiere, non funziona!”
“Noi dobbiamo metterci in condizione di reagire velocemente con delle campagne nazionali che toccano cento città, lo possiamo fare!
E questi signori che sono apparsi fino ad ora invulnerabili lo sono perché non sono mai stati sottoposti a una reale contestazione!
Io li conosco, sono molto più deboli di come appaiono; sottoponiamoli a un attacco permanente, organizziamoci per fare questo attacco nelle forme democratiche, tutte le forme democratiche: studiamo le forme di questo attacco; noi questa battaglia non l'abbiamo ancora perduta e c’è mezzo paese che e' capace di capirla! “ Grazie mille!!
(3 giugno 2002)
FLAVIO BALDES: Fare-diffondere-difendere/creare-creare-creare
L’informazione ha un ciclo di vita tutto sommato semplice. Si verifica un evento e qualcuno lo racconta.
Così nasce l’informazione. Viene prodotta, poi distribuita, poi qualcuno accede ad essa, la percepisce e la valuta secondo il suoi parametri e la sua sensibilità.
Ma l’informazione non muore qui.
Ognuno di noi effettua delle scelte, scatena degli eventi a seconda delle informazioni di cui dispone.
Dopo essere stata percepita e valutata, l’informazione viene quindi utilizzata per generare altri eventi che a loro volta genereranno altra informazione.
Questa concatenazione di eventi e informazione determina il mondo in cui viviamo.
Va da sé dunque che l’informazione non è proprio cosa da poco.
Ad ogni gradino del ciclo di vita dell’informazione (prodotta, distribuita, “acceduta”, percepita, valutata, utilizzata) è piazzato un filtro.
Non tutti gli eventi generano informazione.
Non tutta l’informazione prodotta viene distribuita adeguatamente.
Non tutta l’informazione accessibile viene raggiunta dai cittadini.
Non tutta viene realmente percepita e così via.
Vi è pluralismo nell’informazione se più soggetti indipendenti tra loro possono produrre e vedere distribuita l’informazione.
Se i cittadini possono avere reale accesso a tutte le fonti informative di cui hanno bisogno.
Cioè se la prima parte del ciclo di vita dell’informazione è gestita da molti e vari soggetti.
Il problema del pluralismo è complesso.
Il mondo sta cambiando in fretta sia da un punto di vista tecnologico che sociale.
Alcuni fenomeni aggiungono pluralismo all’informazione, altri ne tolgono ferocemente.
E’ una sovrapposizione di processi molto dinamica.
Fenomeni che aggiungono pluralismo sono i seguenti:
- la nascita di nuovi soggetti creatori di informazione (l’informazione indipendente ad esempio)
- la nascita di nuove tecnologie di distribuzione (internet)
- il livellamento socioculturale (non economico) tra le fasce sociali che permette ad una base più ampia di popolazione di accedere a tutte le risorse informative.
Dall’altro lato, invece, si presentano fenomeni di segno inverso:
- un maggior controllo governativo sulla generazione dell’informazione (si pensi a come differentemente è stata raccontata la guerra del Vietnam dai giornalisti rispetto alle ultime guerre dall’Iraq in poi)
- un fortissimo accentramento proprietario nei centri di produzione e distribuzione dell’informazione (per la prima volta nella storia del mondo contemporaneo, chi produce e chi distribuisce informazione sono la stessa figura, come nel caso AOL-Time Warner)
In linea di principio, io credo che la situazione sia attualmente di parità tra le due linee di tendenza, ma il futuro vede nettamente favoriti i processi che erodono il pluralismo.
Queste sono considerazioni di carattere globale e non attinenti allo specifico italiano.
Il caso Italia è estremo, per i fattori che tutti ben conosciamo, ma non differisce nella sostanza dal resto del mondo.
E’ evidente che una battaglia a difesa del pluralismo sia una condizione essenziale per la nostra sopravvivenza democratica.
Se però non vogliamo peccare di miopia, occorre rendersi conto che il pluralismo salvaguarda solo la prima parte del ciclo di vita dell’informazione (produzione, distribuzione, accesso).
Perché vi sia un’effettiva libera circolazione dell’informazione e delle idee occorre salvaguardare anche la seconda parte del ciclo (percezione, valutazione, utilizzo).
In altre parole, tutti possono avere oggi accesso a svariate fonti di informazione, ma semplicemente non tutti lo fanno.
Anzi lo fanno in pochi.
La maggior parte della gente ascolta un telegiornale o apre un giornale solo per avere conferma delle proprie opinioni.
Il filtro operato in questa fase del ciclo è fortissimo.
L’informazione indipendente è ghettizzata e non “buca lo schermo” (ammesso che riesca a raggiungerlo).
Ciò che manca in questo caso è la disponibilità nel percepire e valutare l’informazione diversa.
Credo che siano molti i fattori scatenanti in questo caso:
- il cittadino è sempre più trasformato in consumatore e valuta l’informazione come consumatore non come cittadino.
In pratica accetta solo l’informazione che vuole e rifiuta quella che non vuole, così come farebbe con un salame.
Peggio ancora, valuta l’informazione in base al suo confezionamento e ai condizionamenti pubblicitari, piuttosto che alla sostanza.
- sono diventati fortissimi l’omologazione ed il protezionismo culturali, è prevalsa la filosofia dello scontro tra civiltà, tra fasce di società, tra stati per bene e stati canaglia.
Non si può pensare a difendere il pluralismo nell’informazione senza valorizzare contemporaneamente la disponibilità dei cittadini nel percepire, valutare e utilizzare (anche politicamente) l’informazione. L’indisponibilità è figlia di un attacco violento alla diversità sociale, all’immissione di nuove idee nella società, al senso di cittadinanza e di socialità. Resistere a questo attacco significa instillare idee nella società, diffondere la creatività, la diversità, l’arte.
Tutto questo per chiarire quale percorso sta intraprendendo GranBaol.
Non lo sapevamo prima.
L’abbiamo scoperto un po’ alla volta.
Un po’ come dire eravamo partiti per le Indie e ci siamo resi conto che in mezzo c’era uno scoglio, no, non uno scoglio un’isola, non un’isola, un’isolona, no, porca miseria, è un vero e proprio continente, anzi sono due e non sono neanche staccati in mezzo. Per tutte le balene.
E’ andata così, ladies & gentleman.
Abbiamo capito dove stiamo veramente andando o se volete, per chi ama il parlare Jedi, abbiamo cominciato a capire dove il nostro istinto ci stava portando.
Pluralità e disponibilità. Pluralità e diversità. Pluralità e creatività.
Da un lato fare, diffondere, difendere l’informazione (il progetto Megachip, le rubriche informative, le campagne, gli speciali), dall’altro creare, creare, creare (il Databongo, Baghdad Hotel). In mezzo, un certo numero di trait d’union (la Jornada, D&G, l’approccio infojamming).
Prendetelo come un piccolo, modesto manifesto di ciò che siamo e di ciò che vogliamo fare.
E, per piacere, salite a bordo.
Non sarà proprio l’America, ma non è detto che sia un difetto.
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